“Sindrome
del tunnel carpale”:
quando il nervo finisce
“sotto torchio”

Ogni tanto è accaduto ad ognuno di noi svegliarsi con la mano intorpidita ed informicolata, con la sensazione di non riuscire a stringere le dita con forza, quasi che la nostra prensilità fosse scomparsa … se il formicolio alla mano diventa insistente e ci accade di non sentire più le dita della mano … se al risveglio non riusciamo a compiere i normali movimenti, le dita sono intorpidite ed è difficile riuscire a stringerle … forse abbiamo un problema di infiammazione del tunnel carpale. 

Infatti, quando il formicolio alla mano diventa insistente ed è presente nelle ore notturne o al risveglio e coinvolge le prime tre dita, possiamo supporre la presenza della cosiddetta “Sindrome del Tunnel Carpale”.

Negli ultimi anni sembra che questo tipo di problematica stia aumentando vertiginosamente divenendo quasi un problema sociale: attualmente, oltre agli indubbi disturbi che infligge a chi ne è affetto, comincia a diventare un problema anche in ambito professionale, causando frequentemente la perdita di giorni lavorativi.

i sintomi

L’infiammazione dei tendini nel polso, accompagnata da dolore, impotenza funzionale e alterazione della percezione nelle dita della mano sono, in genere, segni tipici che possono far pensare a questa sindrome. In genere, i primi segni che si manifestano sono espressione di una “irritazione dei nervi” e possono durare anche vari anni: si verificano alterazioni episodiche ed aspecifiche della sensibilità, soprattutto durante la notte o al risveglio; il formicolio ed il torpore alle prime tre dita della mano sono una delle manifestazioni più frequenti.

Nel tempo, se il problema non è adeguatamente preso in considerazione, si osserva inesorabilmente un peggioramento dei sintomi: il formicolio diventa continuo sino a disturbare il sonno notturno, accompagnato da gravi disturbi della sensibilità tattile e dalla diminuzione della forza prensile. Talvolta si manifestano pallore, ipotermia (raffreddamento) della mano e atrofia cutanea.

La massa muscolare alla base del pollice, detta eminenza tenar, va incontro a fenomeni d’ipotrofia muscolare ed è accompagnata da un dolore tipico che inizia alle dita e s’irradia all’avambraccio, al gomito e, talvolta, fino alla spalla.

Il malessere può essere talmente espressivo da compromettere la capacità lavorativa della persona e condizionare la sua qualità di vita.

il nervo “sotto torchio”

Il tunnel carpale è un canale osteo-fibroso localizzato nel polso, delimitato profondamente da un pavimento osseo, costituito dall’insieme delle ossicina carpali che formano le pareti di una sorta di doccia chiusa verso la superficie cutanea da un robusto tessuto fibroso; è formato dalle ossa carpali sulle quali è teso il legamento traverso, un nastro fibroso che costituisce il tetto del tunnel stesso, che s’inserisce da un lato, sullo scafoide e trapezio e dall’altro sul piriforme ed uncinato. In questo “tunnel” passa il nervo mediano prima che si divida nei sottili rami nervosi collaterali destinati al pollice, indice, medio e superficie radiale dell’anulare, assieme ai tendini flessori delle dita, le loro guaine ed i vasi sanguigni.

Ripetuti e prolungati movimenti di flesso-estensione del polso (in minor misura anche la flessione delle dita), provocano un aumento della pressione all’interno del tunnel carpale: il ripetuto allungamento dei nervi e dei tendini che scorrono dentro il tunnel possono dar luogo ad un’infiammazione che riduce le dimensioni del tunnel stesso determinando la compressione del nervo mediano.

La sintomatologia da intrappolamento può essere paragonata all’ingorgo che si crea in corrispondenza di un casello autostradale: il restringimento della carreggiata provoca un rallentamento del flusso veicolare a valle, con accumulo di autoveicoli a monte. Un nervo si comporta in maniera simile: a valle della sede di intrappolamento l’impulso elettrico passa in minor quantità o più lentamente, a monte i fluidi contenuti nel nervo si accumulano formando una dilatazione del calibro detto neuroma. Questo favorisce anche la compressione dei vasi che nutrono del nervo stesso con ulteriore infiammazione del nervo ed aumento della pressione. Essendo il tunnel carpale inespandibile (a causa della presenza del legamento trasverso del carpo) i tendini dei muscoli flessori risulteranno così intrappolati all’interno mettendo “sotto torchio” il nervo mediano che, essendo la struttura più debole, viene compresso.

perché si determina
la compressione del nervo?

Da quanto detto si capisce come qualsiasi condizione che determini un aumento di volume all’interno del tunnel (ipertrofia delle guaine tendinee, ispessimento del legamento trasverso anteriore del carpo, infiammazione dei tessuti fasciali presenti) determina una compressione diretta sul nervo mediano causando la caratteristica sintomatologia.

L’ipertrofia delle guaine dei flessori è tipica nel sesso femminile, ed è in rapporto con le alterazioni ormonali che accompagnano il periodo menopausale. Infatti, la sintomatologia si manifesta più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini (con un rapporto di 4 a 1), e soprattutto nelle persone oltre i 40 anni d’età.

Negli ultimi anni, però, una sempre maggiore importanza è rivestita dalle attività lavorative che comportano sforzi fisici ripetuti interessanti il polso e la mano (ad esempio, macellai, elettricisti, sarti, impiegati che passano diverse ore lavorando con il mouse o la tastiera).

Hobby quali il cucito, il lavoro a maglia o ad uncinetto, suonare il piano o la chitarra possono essere cause scatenati. Il mantenere le mani in posizioni di flessione o estensione per tempi molto lunghi, malposizioni, vibrazioni e basse temperatura sono fenomeni favorenti; talvolta i cosiddetti Cumulative Trauma Disorders (traumi ripetitivi) sono riconosciuti come fattori scatenanti, così come le fratture del polso determinano un’alterazione anatomica della doccia carpale e si rivelano spesso cause predisponenti. 

Nella nostra pratica clinica, abbiamo notato che le manifestazioni si presentano più frequentemente simmetricamente nei due arti, quando esistono cause generali (quali, ad esempio, problemi dell’area cervicale o menopausa), mentre tendono a localizzarsi maggiormente sull’arto usato asimmetricamente nel lavoro (traumatismo).

Spesso non esiste una causa precisa quanto, piuttosto, un insieme di fattori causali che, unitamente ad un ispessimento fibroso del legamento traverso anteriore, determinano l’aumento di pressione all’interno del canale. Ovviamente anche malattie degenerative e croniche (artrosi, artrite reumatoide, diabete, ipotiroidismo, pazienti costretti all’emodialisi, insufficienza renale cronica, gotta, acromegalia), squilibri ormonali (gravidanza e menopausa) possono favorire l’insorgenza della sintomatologia.

diagnosi

La diagnosi medica viene effettuata attraverso alcuni esami clinici, oltre che strumentali; un classico test è mettere il polso in flessione o estensione forzata (mani una contro l’altra, palmo a palmo o dorso a dorso, a gomiti flessi, esercitando una forte pressione) mantenendo tale posizione per circa trenta secondi o un minuto: se causa formicolio nel territorio del mediano è ritenuto un test clinico oggettivo affidabile di presenza della sindrome (Test di Phalen).

Altro test clinico oggettivo, attendibile solo nelle avanzate compressioni, è il Test di Tinel: si esercita una pressione nella regione anteriore del polso, comprimendo il nervo mediano; è ritenuto positivo, quando la manovra provoca una sorta di “scarica” elettrica lungo il decorso del nervo, l’addormentamento della zona o sintomi simili a quelli tipici. Esami strumentali utili per verificare la diagnosi si rivelano spesso l’elettromiografia e l’ecografia ed, ovviamente, devono essere compiuti da medici competenti.

Quando la sintomatologia diviene condizionante per la vita della persona, spesso il medico suggerisce il ricorso all’intervento chirurgico, finalizzato alla liberazione del nervo stesso.

prevenire è meglio che curare …

Ovviamente, qualora la compressione del nervo sia tale da creare danni potenzialmente irreversibili, l’intervento chirurgico rimane, oggi, l’unica soluzione possibile, anche se, prima di tagliare …

Occorre ricordare che, come per tanti altri quadri sintomatologici, anche la Sindrome del Tunnel Carpale è una costellazione di sintomi a lenta insorgenza ed è causata da molti fattori. Intervenire precocemente su alcune delle cause che favoriscono la genesi di questo disturbo, che può rivelarsi molto doloroso ed invalidante, può significare evitare il problema. Nell’ambito del nostro lavoro di ricerca, abbiamo più volte incontrato la “Sindrome del Tunnel Carpale”: nella totalità dei casi abbiamo riscontrato alcune caratteristiche comuni. Innanzitutto la presenza di tensioni a livello delle vertebre cervico-toraciche, molto spesso accompagnate da un’intrarotazione delle spalle, che modifica i piani di movimento del braccio o fissazioni limbiche (blocco della prima costa).

In qualità di operatori cranio-sacrali, abbiamo spesso riscontrato la presenza di distorsioni della fascia profonda del braccio, associate a restrizioni del perimisio (tessuto di rivestimento del muscolo) sia dei muscoli flessori dell’avambraccio braccio, sia della muscolatura prossimale con coinvolgimento dei muscoli stabilizzatori della spalla. Attraverso il test muscolare si sono evidenziate spesso indicazioni di spasmo muscolare da contro-stiramento, talvolta associate a micro-avulsioni tendinee ed ad alterata risposta allo stiramento muscolare.

In un certo numero di casi, inoltre, abbiamo verificato l’interferenza di componenti viscerali sulle manifestazioni dolorose, confermato dalla positività del Test di Adson-Wright. Ovviamente le possibili evenienze possono essere differenti da caso a caso, e non vogliamo limitarci a fare una lista di possibili origini, ma cercheremo di analizzare le cause più comuni.

quando la “cervicale”
gioca un ruolo determinante…

In passato la sintomatologia della Sindrome del Tunnel Carpale veniva messa in relazione ad eventuali artrosi cervicali, spesso coesistenti: frequentemente, la focalizzazione sulla sintomatologia locale porta a dimenticare che le cause di un problema sono invariabilmente a monte. Se ci limitiamo ad osservare il processo degenerativo a livello della mano, quando la sintomatologia è molto invalidante ed il processo infiammatorio del carpo diventa rilevante, ovviamente la componente cervicale assume un ruolo minore, seppure importante. Ma se osserviamo i fenomeni al loro insorgere, non possiamo non considerare quanto la compressione delle radici nervose a livello delle vertebre cervicali o le prime vertebre toraciche siano importanti nell’innescare manifestazioni irritative ed infiammatorie.

Indipendentemente dalle cause che creano il problema cervicale, nella nostra pratica abbiamo osservato l’importanza di liberare le restrizioni che causano un’alterazione funzionale della mobilità del collo.

Il disimpegno delle limitazioni presenti a livello della base del cranio, la neutralizzazione delle influenze dipendenti dalla bocca, la decompressione delle componenti tensive che agiscono sulle radici nervose, si rivela spesso un fattore decisivo per il miglioramento dei sintomi. La limitazione della mobilità cervicale è invariabilmente accompagnata da rotazioni delle spalle con funzioni compensatorie: tali atteggiamenti posturali provocano non solo la compressione dei nervi diretti al braccio (fra cui il nervo mediano), ma anche tensioni fasciali che contribuiscono ad “irrigidire” la muscolatura e renderla più sensibile ai traumi.

Attraverso la decompressione dell’area deltoido-pettorale (ottenuta grazie alla stimolazione di riflessi neuro-linfatici), la riprogrammazione neuromuscolare ed il de-condizionamento delle memorie mio-fasciali (raggiungibile tramite tecniche di “srotolamento” fasciale), è possibile riacquisire elasticità muscolare e migliori risposte agli stress; questi strumenti riequilibrativi offrono uno strumento efficace per risolvere sia la sintomatologia dolorosa, sia i fastidiosi formicolii.

Riteniamo importante sottolineare, comunque, che quando il processo infiammatorio a livello del legamento carpale si associa col restringimento del canale osseo e provoca fenomeni degenerativi del nervo, l’intervento si rende, spesso, indispensabile.

se ci sono traumatismi …

L’irrigidimento della muscolatura dell’avambraccio, dovuta spesso ad uno stato di contrazione cronica, svolge un ruolo importante nella genesi dei sintomi associati alla Sindrome del Tunnel Carpale: quando i muscoli sono sottoposti a rapidi stiramenti tendono a ricontrarsi rapidamente, come naturale conseguenza dei meccanismi di reazione adattativa del sistema nervoso.

Questo fenomeno (conosciuto col nome di riflesso miotatico da stiramento) comporta, alla presenza di uno stato di tensione, la “staratura” dei “sensori” che informano il sistema nervoso della funzionalità dei muscoli, con conseguente ulteriore spasmo dei muscoli stessi: si innesca, in altre parole, un circolo vizioso di tensione che rende il muscolo molto vulnerabile alla presenza di micro o macro-traumi.

La minor elasticità del muscolo provoca, talvolta, lo scollamento delle fasce di rivestimento superficiale del muscolo, rispetto a quelle più profonde od alle stesse fibre muscolari. Quando si verificano questi fenomeni, la fascia si infiamma divenendo ispessita e densa: nelle zone di maggiore abrasione o scollamento, il tessuto tende ad accorciarsi, come conseguenza del processo riparativo dei tessuti (un po’ come avviene per le cicatrici). Questa disarmonia interferisce con il corretto funzionamento e la appropriata capacità dei muscoli di svolgere il proprio lavoro, rendendoli più vulnerabili. Il risultato di questi fenomeni è spesso, da un lato, una compressione sulle componenti nervose e vascolari che sono in relazione col muscolo stesso; dall’altro una maggiore probabilità di subire piccoli distacchi a livello dei punti in cui il muscolo si inserisce sull’osso.

Le tecniche kinesiopatiche consentono di intervenire su questo tipo di manifestazioni, permettendo ai muscoli ed al sistema nervoso di ritrovare un maggiore equilibrio ed una migliore capacità di risposta ai traumi ripetuti ed alle vibrazioni. La combinazione di tecniche specifiche di stretching per favorire la reattività muscolare con procedure di riprogrammazione delle risposte neurologiche, permette di favorire sia il recupero funzionale, sia di ridurre la possibilità di ulteriori traumi.

Occorre, infatti, ricordare che il tessuto muscolare svolge un ruolo dinamico: lo scopo dei muscoli si esplica nel movimento. Se un muscolo mantiene uno stato di contrazione prolungata, tende a “consumare” energia e rilasciare, nei tessuti, tossine: queste ultime innescano un processo di degenerazione, per aumento dell’acidità locale. Il muscolo diviene sempre più sofferente e tende ad entrare in uno stato di spasmo continuo che lo rende poco elastico ed estensibile, facilitando i traumi causati dalle sollecitazioni a cui può venir sottoposto.

Ovviamente abbiamo semplificato il processo che avviene all’interno del tessuto muscolare, ma sinteticamente può essere descritto come un progressivo irrigidimento che rende il muscolo più vulnerabile ai danni da stiramento. Assieme alla degenerazione del tessuto muscolare, alla presenza di scorie, si innescano processi infiammatori accompagnati da fibrosi dei tessuti (una sorta di cicatrizzazione del tessuto stesso) che rende il sistema ancora più vulnerabile. Possiamo paragonare quello che avviene, anche se in forma microscopica, a quanto accade ad un atleta od un giocatore di calcio che, con i muscoli irrigiditi dalla stanchezza o “a freddo”, effettui uno scatto, provocando l’allungamento del muscolo: spesso vediamo che si “strappa”.

In un certo senso i traumatismi continui che subiscono i muscoli dell’avambraccio sono paragonabili a microscopici “strappi” del tessuto muscolare, con irrigidimento ed infiammazione che vanno a comprimere i vasi ed i nervi dove questi devono affrontare una strettoia. Infatti, oltre all’infiammazione del nervo mediano, si può osservare spesso, che anche il nervo radiale ed il nervo ulnare sono coinvolti, con un deficit funzionale di tutta la mano.

Le tecniche kinesiopatiche permettono al corpo di ritrovare un’adeguata funzionalità, facilitando il recupero della naturale elasticità dei tessuti e favorendo i fenomeni di autoguarigione.

un piccolo aiuto dalla nutrizione …

Anche se non esiste un’integrazione alimentare specifica per “curare” la Sindrome del Tunnel Carpale, in quanto gli integratori alimentari non sono farmaci, è possibile ottenere miglioramenti rilevanti abbinando al trattamento riequilibrativo, alcune sostanze che accelerano i processi di recupero.

Nelle fasi infiammatorie acute si rivela, molto spesso, utilissimo l’apporto di enzimi simili a quelli prodotti dal pancreas: la loro azione antinfiammatoria è ampiamente dimostrata, così come la loro virtuale assenza di effetti collaterali (a differenza di quanto avviene con i farmaci antinfiammatori).

A nostro avviso si tende a sottovalutare l’importanza che gli acidi poli-insaturi possiedono come sostanze “curative” nelle situazioni di infiammazione cronica e di degenerazione dei tessuti. Nella nostra pratica, abbiamo visto effetti stupefacenti, quando le persone che si rivolgevano a noi, integravano la loro alimentazione con oli ricchi di “omega 3” (un particolare tipo di acidi grassi poli-insaturi, come, ad esempio, il Complete Omega-3 EssentialTM ~ Nutri-West Italia) associato a cofattori quali vitamina B12, Vitamina B6, Vitamina B2, Vitamina C ed altri antiossidanti (Complete Omega-3 Co-factorsTM ~ Nutri-West Italia).

Anche l’uso di magnesio fosfato e potassio fosfato si rivela, spesso, un valido coadiuvante per favorire i naturali processi di autoriparazione del corpo, migliorando i risultati ottenibili attraverso i trattamento specifici e migliorando il benessere delle persone.