globesità

ultimo aggiornamento: 20 aprile 2017 alle 2:21

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Quando l’opulenza e l’eccesso
diventano un problema globale.
Obesità, eccesso di peso
come strumento di dissociazione sociale.

Nella filosofia cinese dello Inn e dello Yang uno dei concetti principe, che sottostanno e determinano il benessere, è il raggiungimento dell’equilibrio delle forze: ogni eccesso o carenza è portatrice di alterazioni che invariabilmente conducono al disordine ed alla disgrazia.

Se si osserva l’evolversi delle malattie nei secoli, senza pregiudizi, come indicatore dell’evoluzione sociale si possono notare alcune relazioni interessanti, in grado di fornirci indicazioni utili da un punto di vista epidemiologico ed emozionale.Nella filosofia cinese dello Inn e dello Yang uno dei concetti principe che sottostanno e determinano il benessere è il raggiungimento dell’equilibrio delle forze: ogni eccesso o carenza è portatrice di alterazioni che invariabilmente conducono al disordine ed alla disgrazia.

pinguinoDi particolare interesse per l’osservatore è l’evoluzione che le forme di malessere che colpiscono la società negli ultimi decenni: dalle carestie e dalle pestilenze e dalla fame che hanno attraversato il nostro continente per secoli, espressione dell’ignoranza e della superstizione, si passa, di concerto all’inurbamento selvaggio come conseguenza del processo di industrializzazione (cioè dall’allontanamento dalle fonti di alimentazione primarie ed all’aumento della promiscuità), alle malattie carenziali e derivanti dalla scarsa igiene.

Molti ritengono che alcune malattie come la poliomielite siano state debellate dalle vaccinazioni di massa ma credo si possa affermare che hanno ottenuto un effetto più rilevante sulla diffusione di questi flagelli la maggiore igiene e la minor promiscuità in cui oggi viviamo, essendo oggi, in presenza migliorate condizioni sociali, la stessa vaccinazione responsabile dei casi che si osservano. Per non parlare poi di malattie come l’influenza che oggi sono quasi insignificanti ma che, come dopo la Grande Guerra, in presenza di debilitazioni e scarsa alimentazione, provocò milioni di morti nella sua variante definita Spagnola.

Con l’evolversi della nostra società, pur in presenza di sperequazioni sociali anche significative, il miglioramento generale della qualità di vita e dell’alimentazione ha ridotto drammaticamente la presenza di sindromi carenziali generalizzate o di malattie da carenza vitaminica. Scorbuto, pellagra, beriberi, anemia megaloblastica oggi sono quasi un aneddoto da libro di patologia medica.

Oggi siamo in piena era della “malattia da stress” o malessere da logoramento. Un corpo che ha impiegato milioni di anni ad evolversi, ottimizzato per affrontare carenze e carestie, si trova proiettato nell’era del surmenage e della prestazione, con una disponibilità di nutrienti eccessiva, che non è in grado di gestire per la sua tendenza alla tesaurizzazione delle risorse. Da un lato, quindi, volendo fare un paragone automobilistico, il nostro motore da “500” (forse qualcuno ricorderà la piccola utilitaria prodotta dalla FIAT) viene sottoposto a richieste di performance da “Formula Uno”, dall’altro la nostra biologia da formichina previdente e accaparratrice si getta con ingordigia sulle fonti alimentari per incrementare il proprio patrimonio e le proprie riserve. Nella società dell’apparire, in risposta alle pressioni sociali dove essere esteticamente gradevole diventa il sostitutivo all’avere una personalità, seguendo l’atavica tendenza a proteggersi dal rischio della povertà e dell’inedia, il corpo di alcuni fra noi incamera le risorse disponibili per proteggersi dal rischio di un contato e di un confronto. Una sorta di ingordigia biologica che svolge il duplice ruolo di protezione dalla paura del non avere e dal terrore dell’essere.

Grasso come difesa dalla mancanza di riserve, grasso come protezione dal confronto con la sessualità sterile di cui sono gravidi i modelli sociali imperanti, grasso come giustificazione al non fare e, contemporaneamente, come accreditamento della propria diversità, come gratificazione dell’aver fatto nonostante l’handicap e quindi di essere potenzialmente migliore, se solo non si fosse imprigionati in un corpo mostruoso. Perché i magri ed i belli sono fortunati ed è normale che abbiano successo!

La pressione ed il logoramento cui siamo sottoposti, le aspettative che poniamo su noi stessi o le richieste che pensiamo ci vengano fatte sono l’elemento pressante che pone il nostro sistema in un atteggiamento difensivo: fuggire o rimanere paralizzati nella speranza di eludere il rischio di soccombere, non potendo aggredire la sorgente del nostro stress. La nostra biochimica da uomini delle caverne non distingue le variazioni dell’ambiente in cui viviamo oggi: tempeste ormonali ci fanno trattenere liquidi per incrementare il pannicolo coibente e difensivo che ci isola dall’esterno, in una strategia a lungo termine. Il fabbisogno di zuccheri per fornire combustibile alla nostra strenue resistenza alla deriva ci spinge a ricercare negli alimenti quella gratificazione che la sensazione di impotenza ci nega, mettendo da parte le energie, sotto forma di grasso, in modo tale che un giorno, forse, quando mai ci sentiremo pronti, potremo usare per avere la nostra rivincita. Zuccheri, amidi, proteine, sorgenti di energia per colmare un vuoto senza fine, per creare un illusorio e fatuo senso di sazietà, sostanze che ci sembra diano sollievo alla nostra cronica mancanza di energia: insulina e glucagone, in un gioco perverso, modulano i nostri alti e bassi energetici, accumulando grassi e producendo o richiedendo zuccheri che nuovamente vengono impacchettati e messi i riserva, da un corpo previdente che, attraverso l’evoluzione ha imparato ad essere cauto, parsimonioso.

Pressione e disponibilità, le nuove frontiere del malessere: troppe pressioni, troppe richieste, troppi confronti per un corpo che attraverso le generazioni ha imparato a lasciar scorrere il tempo, che con le sue carestie, eliminava i magri, i deboli. Una strategia vincente basata sull’attesa, sul metter da parte ed aspettare che un inverno gelido o una carestia lasciasse il campo libero per quelli che avevano avuto la pazienza di mettere da parte le giuste riserve e, contemporaneamente, la sagacia di non esporsi.

Troppa disponibilità ed abbondanza per un corpo che ha disimparato a moderarsi e che,globe spinto da questa sorta di cupidigia biologica, incamera senza sosta, senza rendersi conto che l’eccessivo accumulo, per assurdo, crea carenza.

Carenze nutrizionali, carenze emozionali, carenze…

Come se un meccanismo perverso spingesse a cercare giustificazione e approvazione dagli altri per poi doverle respingere.

Come se un meccanismo perverso inducesse a limitarsi per poi trasgredire.

francesco gandolfi

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